L'Omeopatia

  • 04/02/2021

Come nacque l’omeopatia

Il padre fondatore dell’omeopatia è Samuel Christian Hahnemann, vissuto tra il 1755 e il 1843. Era un medico tedesco non molto convinto delle teorie mediche ufficiali del suo tempo, che cercò, con la ricerca e una serie di esperimenti eseguiti anche su se stesso, di portare piú chiarezza nelle conoscenze scientifiche dell’epoca. Grazie alle sue ricerche, Hahnemann creò un approccio medico completamente innovativo, pubblicando le proprie teorie nel cosiddetto “Organon della medicina razionale” e insegnando all’università di Lipsia. In quegli anni di esordio dell’omeopatia furono in molti a mettere in atto la dottrina di Hahnemann, ma verso la fine dell’Ottocento, coi progressi compiuti dalla ricerca scientifica, l’interesse per l’omeopatia fu fortemente ridimensionato, anche perché, nel frattempo, tra i suoi esponenti si erano formati due schiera-menti contrapposti che ne indebolirono la credibilità. Solo verso la fine del Nove-cento l’omeopatia tornò d’attualità, anche in seguito a una diffusa insoddisfazione per la medicina ufficiale.

Il principio della similitudine

È la regola in base alla quale le sostanze che in una persona sana scatenano una malattia, in un malato con gli stessi sintomi possono invece favorirne la guarigione. Per esempio, il caffè è noto per il suo effetto eccitante, ma nell’omeopatia è utilizzato per curare proprio i disturbi nervosi del sonno.

Secondo l’omeopatia classica, ogni malattia è causata da uno squilibrio tra il corpo, la mente e la psiche. I rimedi omeopatici hanno quindi lo scopo di stimolare il potenziale di autoguarigione e l’energia vitale insita in ciascuno di noi, ripristinando l’equilibrio compromesso. Hahnemann fece propria la “legge dei simili” (similia similibus curentur, ossia curare il simile col simile, v. riquadro), già formulata dal medico greco Ippocrate nel 5° secolo avanti Cristo. Il termine “omeopatia”, infatti, deriva dal greco “homeo” (simile) e pathos (sofferenza). Hahnemann svolse molti esperimenti anche su se stesso, studiando gli effetti di piante, minerali e principi attivi di origine animale sulle persone sane, descrivendo meticolosamente per ciascuna sostanza l’insieme degli effetti prodotti. La vera arte dell’omeopatia consiste, ancora oggi, nel trovare quale rimedio si avvicina di piú ai sintomi del paziente, tenendo conto anche delle cosiddette “modalità”: a seconda delle circostanze che determinano un miglioramento o un peggioramento dei sintomi, vanno utilizzati dei rimedi diversi. Per esempio, si analizza fino a che punto il calore, il freddo, il riposo, il movimento, l’umidità riducono o acuiscono i sintomi descritti dal paziente.

Poiché molte delle sostanze analizzate erano tossiche, anche a dosi ridotte, Hahnemann sviluppò la tecnica del “potenziamento”, che consiste nel diluire fortemente e agitare vigorosamente una sostanza. E poiché la sostanza viene agitata ad ogni ulteriore diluizione, aumentano le “vibrazioni energetiche” del rimedio e quindi la sua “potenza”. Maggiore è la potenza di un rimedio, maggiore è la velocità, l’intensità e la durata del suo effetto.

L’anamnesi omeopatica

La prima cosa che fa l’omeopata serio è un’anamnesi accurata del paziente, raccogliendo informazioni su abitudini, caratteristiche individuali, preferenze, stile di vita, vissuto personale e malattie pregresse. Solo disponendo di questi dati, infatti, può trovare il rimedio piú congeniale al paziente.

Poiché, come si è detto, non è sempre facile trovare il rimedio perfetto, l’auto-medicazione, ossia l’uso di rimedi senza consultare l’omeopata, è indicato solo per pochi sintomi circoscritti. Se infatti i disturbi sono lievi, spesso si può fare ricorso all’omeopatia anche senza consultare un medico. Chi non ha esperienza diretta, però, è meglio che chieda consiglio al proprio farmacista. Di seguito riportiamo, a titolo di esempio, alcuni rimedi omeopatici classici da tenere in casa e da utilizzare per le patologie piú semplici. Va però ricordato che i rimedi omeopatici hanno sempre molti piú effetti di quelli che, in questa sede, non possiamo che riassumere per sommi capi.

L’omeopata

Per il momento, la legge non prevede una qualificazione specifica per chi pratica l’omeopatia, anche se esistono diversi corsi di formazione e seminari d’aggiornamento. In ogni caso, è preferibile rivolgersi a un’omeopata che abbia anche una laurea in medicina.

L’assunzione di rimedi omeopatici

Quasi sempre, i rimedi omeopatici si assumono sotto forma di globuli (micro-sfere di zucchero su cui è applicato il rimedio). In casi piú rari si prendono in gocce alcoliche, compresse o frizioni. I rimedi omeopatici andrebbero sempre assunti a una distanza di circa 30 minuti dai pasti, lasciando sciogliere i granuli sotto la lingua, poiché il rimedio va assorbito dalla mucosa orale. I cibi troppo speziati, il caffè e gli oli essenziali (per esempio il mentolo) compromettono l’assorbimento dei rimedi, e quindi è meglio evitarli, oppure consumarli lontano dall’assunzione del rimedio omeopatico.

L’omeopatia non va confusa con la fitoterapia!

La fitoterapia (ossia l’uso delle piante per curare le malattie) è un metodo “allopatico”, vale a dire che, a differenza dell’omeopatia, non cura con sostanze “simili”, ma “contrarie”. Quello della fitoterapia è quindi un principio analogo alla medicina scolastica, che infatti è nata e si è sviluppata proprio utilizzando sostanze vegetali. Semmai, ciò che accomuna la fitoterapia e l’omeopatia è che fanno parte entrambe della “naturopatia”, ma nel caso della fitoterapia i principi attivi utilizzati sono esclusivamente di origine vegetale.

Un esempio pratico: per curare l’insonnia, la fitoterapia consiglia la valeriana, la passiflora o la melissa, in base al principio che chi non riesce a dormire deve prendere qualcosa che lo faccia rilassare. Nell’omeopatia, invece, l’insonnia si cura con la coffea (caffè), poiché vale il principio della similitudine, secondo il quale chi non riesce a dormire deve prendere ad un dosaggio e con una preparazione di tipo omeopatico (potenziamento), qualcosa che normalmente ecciterebbe e terrebbe svegli.

La scelta del rimedio giusto non dipende solo dai sintomi, ma anche dalla “costituzione“ del paziente, un concetto che esprime le caratteristiche fisiche, mentali e psichiche di una persona. È per questo che in due pazienti diversi gli stessi sintomi vanno spesso trattati con rimedi differenti.

Rimedi singoli e ”complessi omeopatici”

L’omeopatia classica lavora esclusivamente con rimedi singoli, ossia contenenti un unico principio attivo. Oggigiorno, però, a questi rimedi si affiancano molti “complessi omeopatici”, forniti già sotto forma di combinazioni fra piú sostanze. In un “complesso”, ogni singolo rimedio si integra con gli altri a seconda della sintomatologia patologica da curare, e in questo caso viene meno la ricerca, spesso lunga e difficile, del rimedio singolo piú indicato. I complessi si prestano soprattutto per curare i disturbi meno gravi e quotidiani, come le malattie da raffreddamento, i mal di testa occasionali, piccoli disturbi della digestione e cosí via.

Arnica (arnica montana)

L’arnica è una sostanza usata soprattutto per curare ferite o lesioni di vario genere, per esempio distorsioni, contusioni o ematomi, anche in seguito a interventi chirurgici, trattamenti dentali o parto. È un rimedio efficace che favorisce l’emostasi (ossia l’arresto delle emorragie e la cicatrizzazione) e aiuta a rimarginare le ferite. È utile anche per trattare l’indolenzimento muscolare.

•  I disturbi peggiorano se ci si muove o si tocca la ferita,

•   migliorano invece stando sdraiati e con applicazioni fredde

Belladonna (atropa belladonna)

La belladonna è un rimedio per curare attacchi improvvisi, per esempio febbre alta, arrossamento e vampate al volto, dolori pulsanti e martellanti, o eccessiva sensibilità alla luce e alla pressione. È efficace anche per curare le tonsilliti, i dolori auricolari e l’influenza, a condizione che queste patologie presentino i sintomi descritti sopra. Sovente è utilizzata anche contro l’emicrania.

•  I disturbi peggiorano se ci si muove, si tocca la parte dolente o ci si espone a luce o rumore,

•  migliorano invece col riposo.

Allium cepa (cipolla)

L’allium cepa si presta alla cura di disturbi accompagnati da secrezioni brucianti, acri, trasparenti e liquide dagli occhi e dal naso, per esempio nel raffreddore da fieno. Anche la rinite con frequenti starnuti e secrezioni nasali brucianti si può curare efficacemente con questo rimedio

•   I disturbi peggiorano negli ambienti caldi

•   migliorano invece all’aperto.

Chamomilla (camomilla)

La chamomilla è un rimedio importante nei trattamenti pediatrici, ed è usata per alleviare i dolori accompagnati da forte eccitabilità, irrequietezza ed elevata sensibilità alle percezioni sensoriali.

È il rimedio giusto nei pazienti che sopportano male il dolore e manifestano grande impazienza. Spesso la si utilizza nei lattanti affetti da coliche intestinali o dolori della dentizione.

•  I disturbi peggiorano di notte e in presenza di vento,

•  migliorano invece con applicazioni locali calde.

Nux vomica (noce vomica o albero della stricnina)

La nux vomica si usa per combattere i disturbi digestivi in presenza di vomito, nausea, coliche meteoriche intestinali, pesantezza e bruciore di stomaco, soprattutto quando i disturbi derivano da eccessi alimentari o da libagioni abbondanti.

•  I disturbi peggiorano dopo i pasti, al freddo e nelle ore del mattino

•  migliorano invece col caldo e nelle ore serali.